La questione delle microplastiche e dell’inquinamento marino provocato dalla plastica è un argomento che ci riguarda tutti, indistintamente. Ne va della sopravvivenza del pianeta e della salute nostra e di tutti gli esseri viventi che abitano sulla terra.

Ma cosa sono precisamente le microplastiche? Come si formano e dove si trovano? Quale impatto hanno sull’ambiente e sugli animali?

In questo post cercherò di rispondere in maniera esauriente a tutte queste domande, che io stessa mi sono posta negli ultimi mesi. Da quando ho intrapreso il mio percorso verso una vita plastic free, ho cercato di approfondire tutti gli aspetti legati alla plastica e alle possibili soluzioni alternative ecologiche e sane.

Cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono microscopiche particelle di plastica concentrate soprattutto nell’ecosistema marino, ma disperse anche nell’ambiente e nel suolo terrestre. Rappresentano la principale causa dell’inquinamento degli oceani, e negli ultimi anni la loro proliferazione sta mettendo seriamente a repentaglio la salute e la stessa sopravvivenza della fauna marina e di alcune specie di uccelli.

I pesci scambiano le microplastiche per cibo, ingerendo sostanze tossiche che si accumulano nei tessuti e nelle cellule, fino a provocare infiammazioni, soffocamento e alterazioni metaboliche. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: sono sempre più frequenti i casi di balene, delfini e altri pesci morti proprio a causa dell’enorme quantitativo di plastica ingurgitata.

Probabilmente sarà capitato anche a te di vedere immagini di carcasse di pesci devastati da plastica e microplastiche. Se non interveniamo subito, fra pochi anni la situazione diverrà insostenibile.

Le dimensioni delle microplastiche

Per quanto riguarda le dimensioni, sono considerate microplastiche tutti quei frammenti di plastica che hanno una larghezza compresa tra 330 micrometri e 5 millimetri. Un micrometro equivale a un millesimo di millimetro, quindi in pratica le microplastiche  hanno dimensioni che vanno da 0,33 a 5 millimetri.

Quando queste particelle si degradano in frammenti ancora più piccoli, prendono il nome di nanoplastiche. Le nanoplastiche sono ancora più invasive e pericolose delle microplastiche, ma risultano impossibili da tracciare con i sistemi attualmente disponibili, per cui non si hanno molte informazioni al riguardo.

Come si formano queste microparticelle?

Le microplastiche possono essere classificate in due categorie principali:

  • Microplastiche primarie: sono particelle di materiale plastico rilasciate direttamente nell’ambiente
  • Microplastiche secondarie: sono quei frammenti che derivano dalla degradazione di polimeri più grandi.

In particolare, la microplastiche primarie vengono rilasciate da :

  • lavaggi in lavatrice : ogni singolo lavaggio produce fino a 700 mila fibre sintetiche. È stato calcolato che queste particelle rappresentano circa il 35% di tutta la microplastica presente negli oceani. Un vero e proprio flagello per l’ecosistema marino.
  • sfregamento degli pneumatici sull’asfalto: la parte esterna degli pneumatici è rivestita da caucciù, che è una gomma naturale e di per sé non tossica. Tuttavia, la combinazione di questo materiale con polimeri sintetici e altri additivi, sprigiona microplastiche nocive che si disperdono nell’atmosfera
  • cosmetici: dentifrici, scrub, esfolianti, creme da barba e altri cosmetici da risciacquo contengono microparticelle che confluiscono nello scarico e da qui, attraverso i fiumi, si riversano direttamente nel mare

Le microplastiche secondarie invece si formano in seguito alla degradazione di pezzi di plastica più grandi che non vengono smaltiti in maniera adeguata, ma al contrario sono  incivilmente abbandonati sulle spiagge, nei campi, ai margini delle strade.

La plastica è un materiale molto resistente. Non si rompe ma si sbriciola lentamente per effetto dell’azione dei raggi ultravioletti e dell’erosione degli agenti atmosferici. Per questo tutti i frammenti derivanti dalla sua degradazione rimangono nell’atmosfera per tantissimi anni, con gravi conseguenze non solo per l’ambiente e gli animali, ma anche per noi esseri umani.

Le microplastiche secondarie possono derivare da qualsiasi oggetto in plastica, ma quelle che ritroviamo più frequentemente  si formano a partire da:

  • buste di plastica
  • bottiglie di plastica
  • imballaggi
  • reti da pesca
  • segnaletica stradale
  • pellet di materie plastiche ( piccoli granuli utilizzati come materia prima per la realizzazione dei prodotti finiti)

 

Come fanno le microplastiche ad entrare nella catena alimentare?

Le microplastiche prodotte dai lavaggi in lavatrice e dai cosmetici vengono rilasciate all’interno della rete fognaria, da cui arrivano nei fiumi per poi confluire nei mari.

Queste  particelle sono talmente piccole che riescono a sfuggire agli impianti di depurazione. Sgusciano via dalle griglie preposte al filtraggio e si riversano nei fiumi, e da qui vengono trasportate in mare.

Qui vengono ingerite dai pesci, che le scambiano per plancton, e dal mare arrivano direttamente sulle nostre tavole.  Del resto, le microplastiche entrano nella catena alimentare non solo tramite pesci, molluschi e crostacei, ma anche attraverso la carne.

Anche il pollame e i suini possono contenere microplastiche, poiché spesso questi animali sono foraggiati anche con farine ricavate da piccoli pesci. Tracce di microplastiche sono state rinvenute anche nel sale marino, nel miele, nella birra, e persino nell’acqua (minerale e di rubinetto).

C’è poi la questione delle sostanze utilizzate per concimare i terreni. I microframmenti che vengono trattenuti dai fanghi di depurazione spesso vengono sparsi nei campi come fertilizzante, immettendo di fatto la plastica nella catena alimentare.

Le microplastiche che vengono rilasciate direttamente nell’ambiente invece vengono trasportate dagli agenti atmosferici e si disperdono anche a centinaia di chilometri di distanza dal punto di origine. I venti, le piogge e le precipitazioni nevose sono i principali responsabili della propagazione di queste particelle.

Dove si trovano le microplastiche

Oggi le microplastiche si trovano praticamente ovunque: nei fondali marini, nei laghi alpini, sulle montagne di aree remote del pianeta, nelle tubature dell’acqua potabile, nelle bottigliette di acqua minerale.

Ognuno di noi è un potenziale portatore di microplastiche, e se ci pensi un attimo la cosa non può stupire più di tanto.  Assumiamo questi frammenti nocivi attraverso l’alimentazione, quando ad esempio ci nutriamo di pesce o carne già contaminata.

Oltre che per ingestione, le microplastiche si diffondono anche per contatto o inalazione di fibre sintetiche.
La prova provata che anche noi siamo fatti di plastica è venuta da una ricerca della Medical University di Vienna che ha dimostrato la presenza di microplastiche all’interno delle feci umane.

I ricercatori hanno esaminato dieta e abitudini di un gruppo di 8 persone provenienti da diversi Paesi, tra cui l’Italia. Nella settimana precedente al test, tutti i soggetti hanno mangiato pesce e sono venuti a contatto con contenitori per alimenti in plastica.

Ebbene, tutti i campioni di feci sono risultati positivi alla presenza di diversi tipi di microplastiche.

Microplastiche in mare

 Il problema è particolarmente drammatico se si considera l’enorme quantità di microplastiche presenti in mare. Queste particelle  stanno soffocando gli oceani e mettendo a repentaglio la sopravvivenza di moltissime specie.  I pesci e gli uccelli muoiono a causa della tossicità della plastica ingerita, per soffocamento, oppure per l’azione di altri agenti patogeni.

La plastica rilascia sostanze particolarmente nocive: il BPA (bisfenolo A) e gli ftalati.

Il BPA è un interferente endocrino, che altera gli equilibri ormonali delle cellule in cui si deposita. Viene impiegato ad esempio per produrre il rivestimento rigido trasparente delle bottiglie di plastica.

Gli ftalati sono sostanze chimiche sintetiche usate come agenti ammorbidenti e plastificanti, oppure come solventi. Al pari del BPA, gli ftalati alterano il sistema endocrino e sono associati anche ad altre patologie a carico del sistema nervoso.

Oltre alla presenza di queste sostanze tossiche, la situazione è ulteriormente aggravata  dall’effetto “cavallo di troia”. In pratica, nell’acqua le microplastiche  si comportano come spugne, fungendo da ricettacolo per tutti gli altri inquinanti del sistema marino.

Questi pezzettini di plastica si trasformano in delle vere e proprie  bombe tossiche, assorbendo contaminanti  e diffondendoli nell’ambiente ma soprattutto all’interno degli organismi. Tra i contaminanti assorbiti dalle microplastiche ci sono idrocarburi, pcb e diossine.

Microplastiche nel Mediterraneo

Il Mediterraneo è un bacino  semichiuso, con un limitato ricircolo d’acqua. Questa conformazione favorisce l’accumulo di scorie e sostanze inquinanti. Non deve stupire quindi che il Mediterraneo sia uno dei mari più inquinati al mondo.

Qui si concentra ben il 7% di tutte le microplastiche a livello mondiale. I ricercatori hanno definito il Mare Nostrum “una zuppa di plastica”, individuando la più alta concentrazione di polimeri nella sua parte occidentale, in corrispondenza con la costa toscana.

Le microplastiche individuate appartengono soprattutto a queste due categorie di polimeri:

  • polietilene,  il polimero più diffuso al mondo, utilizzato in vari settori degli imballaggi, dalle buste per la spesa ai flaconi detergenti  ai tappi per bottiglie o i bicchieroni take away.
  • polipropilene, più robusto e resistente, è utilizzato per i cibi d’asporto ma anche per i  paraurti e i rivestimenti interni delle automobili

Microplastiche prodotte dalle lavatrici

Sicuramente molti di noi non ne sono consapevoli, ma l’utilizzo della lavatrice ha un impatto devastante sull’ecosistema marino.

Ogni lavaggio in lavatrice produce fino a 700 mila microfibre sintetiche , che attraverso il sistema fognario e le acque reflue vanno a finire direttamente in mare. Ogni singolo capo, ad ogni lavaggio, rilascia fino a 1900 fibre sintetiche.

Esistono possibili soluzioni a questo problema?

Il primo passo è quello di ridurre l’uso di indumenti sintetici. So bene che non è sempre facile.

Alcune fibre sintetiche sono molto utili nel caso in cui ad esempio si pratichi un’attività sportiva. Sono resistenti e isolanti e si asciugano in fretta. Ma nella vita di tutti giorni possiamo tranquillamente preferire le fibre naturali piuttosto che i vestiti sintetici.

Personalmente ho sempre cercato di evitare  gli abiti in poliestere, acrilico o poliammide. Ogni volta che indosso un capo sintetico, avverto una sensazione di prurito o comunque di disagio. Sicuramente sarà capitato anche a te.

Eppure, gli abiti sintetici rappresentano ben il 60% di tutti i vestiti che indossiamo quotidianamente.

Tutti noi possiamo dare un contributo per cambiare questa situazione. Spesso dimentichiamo il potere che abbiamo in quanto consumatori. La domanda è  in grado di condizionare l’offerta.

Un’altra soluzione sarebbe quella di introdurre dei filtri appositi da parte delle aziende produttrici di lavatrici. Ma allo stato attuale questa strada non sembra praticabile. Forse potrebbe essere una soluzione da perseguire nel lungo periodo, magari agendo sul piano normativo.

Si potrebbero obbligare le aziende a produrre lavatrici dotate di dispositivi specifici per il contenimento delle microplastiche.

Al momento l’unica soluzione in grado di contenere la diffusione delle particelle nello scarico della lavatrice è Guppyfriend, un sacchetto realizzato in materiale hi-tech che non rilascia microfibre.  Basta inserire i propri capi sintetici all’interno del sacchetto, e Guppyfriend catturerà le microfibre sintetiche  rilasciate durante il lavaggio.

In questo modo si riescono  a trattenere circa il 90% delle microfibre, che potranno poi essere smaltite nell’indifferenziata.

 

dentifricio con microplastiche

Microplastiche nei cosmetici

A partire dagli anni 90 le aziende che operano nella cosmesi hanno iniziato a produrre articoli contenenti microgranuli o microperle. Dentifrici, creme, saponi, esfolianti, gel e lozioni solari sono stati addizionati con microsfere di plastica.

Qualche anno dopo le ricerche hanno dimostrato come in realtà queste microplastiche, attraverso le acque refluee, finissero per riversarsi in mare. Queste microparticelle sono molto pericolose perché assorbono le tossine già presenti nell’acqua (rifiuti radioattivi, pesticidi, ritardanti di fiamma).

Alcuni studi hanno calcolato che una singola microsfera nell’oceano possa essere un milione di volte più tossica dell’acqua in cui è immersa. Inoltre, essendo piccolissime, assomigliano a minuscole uova o a pezzetti di cibo che galleggiano e per questo vengono ingerite da pesci, uccelli e altri animali acquatici.

Da allora moltissime associazioni ambientaliste si sono battute affinché le microplastiche venissero bandite dai cosmetici. In effetti gradualmente  queste rivendicazioni sono state accolte da alcuni Paesi. Gli Stati Uniti ad esempio hanno vietato la produzione di cosmetici contenenti microplastiche già da luglio del 2017.

Con l’approvazione della legge di bilancio 2018, l’italia  ha introdotto il bando delle microplastiche nei cosmetici da risciacquo a partire dal 2020. La stessa legge ha introdotto il divieto di produzione e distribuzione di cotton fioc non biodegradabilli e non compostabili a partire da gennaio 2019.

I cotton fioc rappresentano il 9% di tutti i rifiuti trovati sulle spiagge italiane, e contribuiscono non poco all’inquinamento marino.

Per quanto riguarda i cosmetici, dal 2020 saranno dunque bandite le microplastiche nei prodotti “rinse-off” come docciaschiuma e detergenti vari. Ma il problema delle microsfere rimarrà per i cosmetici senza risciacquo, come ad esempio creme idratanti, creme emollienti, trucco e solari.

Un buon  modo per difendersi dalla presenza di queste microparticelle di plastica è quello di leggere le etichette dei vari prodotti prima di acquistarli.

Impariamo a leggere l’Inci

Siamo abituati a leggere le etichette dei cibi, per riuscire a determinarne valori nutrizionali, provenienza e  calorie. Invece quando acquistiamo i prodotti per la cura personale difficilmente ci soffermiamo ad analizzarne la composizione.

Secondo i dati dell’Associazione europea dei produttori cosmetici ‘Cosmetics Europe’ Il polietilene (PE)  rappresenta il 94% delle microplastiche presenti nei prodotti cosmetici. Viene usato soprattutto per il suo potere esfoliante.

Se osserviamo attentamente l’INCI, cioè l’etichetta che riporta l’elenco degli ingredienti, possiamo renderci immediatamente conto se i prodotti contengono  o meno microplastiche.  Non serve una laurea in chimica, basta un po’ di accortezza.

Di seguito riporto la denominazione delle plastiche più usate nei prodotti per la cura personale. Tra parentesi è indicata la sigla che è generalmente riportata nell’etichetta:

  • Polyethylene (PE)
  • Polypropylene (PP)
  • Polythylene Terephthalate (PET)
  • Polytetrafluoroethylene (PTFE)
  • Polymethyl methacrylate (PMMA)
  • Nylon  (Nylon-12)

Se nell’Inci leggi uno di questi ingredienti, è sicuro che il prodotto in questione contiene microsfere di plastica.

Microplastiche nei dentifrici

Tra tutti i cosmetici che contengono microsfere, sicuramente i dentifrici sono quelli cui prestare maggiore attenzione. Le microplastiche rilasciate dai dentifrici possono rimanere all’interno del cavo orale,  favorendo la proliferazione di batteri e la possibile comparsa di gengiviti.

Inoltre, secondo i dentisti, i microgranuli tanto osannati dalla pubblicità non sarebbero nemmeno efficaci nello sbiancamento dei denti, ma potrebbero provocare abrasioni e irritazioni.

In sostanza, queste microsfere non avrebbero nessuna funzione specifica, ma servirebbero soltanto ad esaltare l’aspetto estetico del prodotto, così come avviene per i cosmetici.

Infine,  le  microsfere potrebbero essere ingerite  accidentalmente durante i pasti, come conseguenza involontaria della masticazione dei cibi.

Come evitare le microplastiche

Cosa possiamo fare per evitare la formazione di  microplastiche? O quantomeno per tentare di ridurre la diffusione di queste pericolose particelle?

Ognuno di noi può dare il suo piccolo grande contributo alla causa. Ecco quello che anche tu puoi cominciare a fare, sin da subito:

  1. Ridurre il consumo di plastica monouso

Uno dei modi per prevenire  la formazione di microplastiche è quello di ridurre il consumo della macroplastica da cui queste particelle derivano. Ridurre i rifiuti è uno dei tre principi dell’economia circolare (riduci, riusa, ricicla).

L’eliminazione di bottiglie di plastica, buste di plastica, cannucce  e tutte le stoviglie usa e getta, costituisce  la prima azione concreta e alla portata di chiunque. Serve solo un po’ di volontà e impegno nel  cambiare le tue abitudini quotidiane, introducendo borse riutilizzabili per la spesa, cannucce e stoviglie in acciaio o bambù.

  1. Riutilizzare gli oggetti in plastica prima di buttarli nella spazzatura

Cerca di trovare una nuova funzione agli oggetti che utilizzi. Ogni prodotto può e deve essere valorizzato in modo alternativo. Ricorda che solo una piccola parte della plastica può essere riciclata e che quella che butti spesso finisce direttamente negli oceani, degradandosi in pericolose microplastiche.

Perciò cerca di fare del tuo meglio per non buttare la plastica che non vuoi più tenere. Reinventala, riutilizzala, riadattala in maniera creativa, o magari ridistribuiscila a qualcun altro che la sfrutterà meglio di te. Solo alla fine, esaurite tutte le possibilità, puoi riciclarla.

  1. Preferire i capi in fibre naturali

Cerca di indossare  vestiti in fibre naturali (lana, cotone, lino, seta)  tutte le volte che puoi. Evita, per quanto possibile, gli indumenti in fibre sintetiche, come acrilico e poliestere.

  1. Ridurre le microfibre sintetiche rilasciate dalla lavatrice

Evitare completamente gli abiti sintetici è molto difficile. Ma quando procedi al loro lavaggio in lavatrice, cerca di limitare i danni  utilizzando il sacchetto Guppyfriend. Questo sacchetto è in grado di catturare fino al 90% delle microplastiche rilasciate durante il lavaggio.

  1. Prendere l’abitudine di leggere l’Inci dei cosmetici

Scegli un dentifricio senza plastica per la tua igiene orale. Leggi sempre l’etichetta dei cosmetici e dei prodotti per la cura  personale. Presta particolare attenzione soprattutto ai prodotti senza risciacquo (solari, creme, trucco).

La buona notizia è che nel 2020 in Italia entrerà in vigore il divieto di produzione e commercializzazione dei cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.

Please follow and like us: