Quando ho iniziato il mio percorso di vita plastic free non sapevo cosa volesse dire esattamente la parola compostabile. Credevo fosse un sinonimo di biodegradabile e non avevo ben chiara la differenza tra i due termini.
Ho deciso quindi di scrivere un post proprio per spiegare bene il significato di compostabile e come riuscire a fare correttamente la raccolta differenziata.

 

Significato di compostabile

La parola compostabile deriva da compost, il concime  naturale utilizzato per fertilizzare i campi. Un materiale è definito compostabile quando in seguito alla sua degradazione si trasforma per l’appunto in compost. Durante questa degradazione, che prende il nome di compostaggio, il materiale in questione  subisce una decomposizione biologica che produce anidride carbonica, acqua, sostanze inorganiche e biomassa.

Il compost così ottenuto è una sostanza organica stabile e inerte, ricca di humus e microminerali e quindi ideale per la concimazione dei campi e la floricoltura.

Il compostaggio può avvenire in 2 modi:

  • Compostaggio in impianti commerciali e industriali: questi macchinari hanno dei livelli prestabiliti di calore e umidità per favorire l’azione dei microrganismi che decompongono il compost.
  • Compostaggio domestico: è meno controllato e richiede più tempo.

In ogni caso, secondo quanto stabilisce la normativa europea EN 13432, un materiale può essere definito compostabile solo se si degrada completamente entro 90 giorni.

Cosa implica tutto ciò nella vita quotidiana di ognuno di noi?

La prima conseguenza importante è che i materiali compostabili devono essere smaltiti nell’umido. Il secondo aspetto da tenere in considerazione riguarda i sacchetti: quelli che utilizziamo per l’umido devono essere anch’essi necessariamente compostabili.  Non basta che siano soltanto biodegradabili, ma devono essere compostabili al pari dei rifiuti  che contengono.

Oltre agli scarti alimentari e organici, sono materiali compostabili ad esempio il legno naturale, la cellulosa, la carta e il cartoncino. Questi materiali sono in grado di degradarsi completamente entro 90 giorni, purché siano grezzi e non abbiano subito ulteriori lavorazioni.

I prodotti in legno sono spesso combinati con plastica, vernici, colla  e inchiostri vari. In questi casi il prodotto finale non è compostabile al 100%. Lo stesso discorso vale per la carta patinata o trattata con additivi chimici: si tratta di un materiale biodegradabile, ma non compostabile.

Mentre la carta igienica è sempre compostabile e può essere conferita nell’umido, un giornale o una rivista vanno smaltiti nella carta.

C’è poi da tenere in considerazione il fattore tempo: il tronco di un albero è perfettamente in grado di degradarsi in compost, ma impiega più di 90 giorni. Quindi, stando ai criteri temporali della norma europea, un albero non è compostabile, mentre lo è un suo ramo ad esempio.

Per quanto riguarda la plastica, l’unica tipologia di plastica compostabile è la bioplastica. Questo tipo di polimero deriva dal mais, quindi contiene meno carbonio delle plastiche a base di combustibili fossili e può essere smaltito insieme ai rifiuti organici.

Anche in questo caso, comunque, la compostabilità del prodotto deve essere espressamente segnalata. In assenza di indicazioni, anche la bioplastica va smaltita insieme alla plastica riciclabile. Per ulteriori informazioni sui codici di riciclaggio puoi leggere il mio post precedente dedicato ai simboli della plastica.

 

Differenza tra compostabile e biodegradabile

Un materiale è biodegradabile quando, per l’attività enzimatica dei microrganismi, si decompone in sostanze più semplici.

La biodegradazione fa parte del ciclo naturale della vita sulla terra. Tramite la fotosintesi, le piante e le alghe sottraggono l’anidride carbonica all’atmosfera e sintetizzano le sostanze di cui hanno bisogno per crescere e svilupparsi. Mediante la catena alimentare, queste sostanze passano prima agli animali erbivori e poi ai carnivori.

Alla morte degli organismi vegetali e animali, i microrganismi si nutrono dei loro composti organici, degradandoli in sostanze più semplici e rilasciando acqua e anidride carbonica. In questo modo il ciclo si chiude.

Qualsiasi prodotto biodegradabile dev’essere opportunamente differenziato e non può essere smaltito nell’umido. Quindi  la plastica biodegradabile, se non è anche compostabile, deve essere conferita nel contenitore della plastica.

La differenza tra compostabile e biodegradabile riguarda i tempi di decomposizione. Come abbiamo visto, la normativa EN 13432  considera compostabile qualsiasi prodotto che si decomponga in 90 giorni. Mentre nel caso dei materiali biodegradabili, la stessa norma stabilisce che una sostanza è considerata biodegradabile quando almeno il 90% si decomponga nell’arco di sei mesi.

 

Differenza tra compostabile e biologico

Mentre compostabile e biodegradabile riguardano il fine vita di un prodotto, la parola biologico si riferisce all’origine del materiale. La plastica biologica è quella realizzata, almeno in parte, con materiali rinnovabili presenti in natura. Proprio per questo viene talvolta definita plastica rinnovabile.

Forse sarà capitato anche a te di sentir parlare di sacchetti rinnovabili.  La  plastica che li compone è decisamente diversa da quella derivata da combustibili fossili. La fonte di carbonio di questi sacchetti è naturale e rinnovabile.
In ogni caso, se non espressamente indicato, questo materiale non è compostabile e va comunque smaltito nel contenitore della plastica.

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